(Per)formare parole

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(PER)FORMARE PAROLE

(PER)FORMARE PAROLE

IL PROGETTO CRITICO

(PER)FORMARE PAROLE è un dispositivo critico sul circo contemporaneo ideato da Emanuele Regi, Ludovica Taurisano, Silvia Garzarella e Gaia Vimercati. Nato nel 2022 all’interno di Fuori Asse Focus in Triennale Milano in collaborazione con Altre Velocità, (PER)FORMARE PAROLE è un format itinerante che invita artist* a sedersi di fronte al pubblico per raccontare la propria pratica artistica, aprendo uno spazio di confronto immediato tra creazione, visione e parola.

Attraverso una serie di brevi conversazioni pubbliche, organizzate in successione ludica, il dispositivo attiva un processo collettivo di riflessione sullo spettacolo appena visto. Al termine di questi scambi emergono parole italiane che non esistono (ancora): neologismi che tentano di nominare, catturare e cristallizzare temporaneamente le qualità poetiche, drammaturgiche e sensibili del movimento circense. Le parole sono l’esito di un’alchimia dialogica tra chi costruisce lo spettacolo (l’artista), chi lo guarda (il pubblico) e chi potrebbe scriverne (la critica), generando una forma di lessico provvisorio che si colloca tra esperienza scenica, pensiero critico e cultura accademica.

LA CRITICA COME PRATICA COSTRUTTIVA

Il progetto nasce dalla constatazione che, nel contesto italiano, il circo contemporaneo come arte di creazione soffre ancora di una relativa assenza di discorso critico strutturato e di occasioni di parola. (PER)FORMARE PAROLE propone un esercizio collettivo di invenzione linguistica che diventa pratica critica: inventare parole per aprire nuovi modi di guardare, interpretare e discutere il circo.

Pensato come una forma aperta ed estendibile, (PER)FORMARE PAROLE si configura come un format curatoriale flessibile, capace di adattarsi a contesti, festival e comunità differenti. Il dispositivo non mira a produrre una voce critica unica o autoritaria, ma a moltiplicare le prospettive, invitando una pluralità di sguardi a partecipare alla costruzione di un discorso condiviso. Desiderio di democratizzare il sapere, aprendo i processi di nominazione e interpretazione. Immaginare la critica non come giudizio ma come spazio di pensiero a sostegno della creazione. Un ponte concreto tra corpi e parole, tra linguaggio e pratica scenica, che mette da parte miti e stereotipi sul circo e per incentivarne la legittimazione come arte contemporanea di creazione.